La storia del tè: da Twining a Sir Lipton fino allo sbarco del tè in America – parte III

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Thomas Twining e la prima dinastia del tè

Siamo nel 1600, e i prodotti importati in Inghilterra dalla Compagnia delle Indie Orientali (spezie, tè, zucchero e caffè) sono vendute nelle farmacie, ma grazie al larghissimo consumo degli anni successivi, dopo pochi decenni fecero sì che venissero alla luce i primi negozi specializzati.

Delle bevande così definite esotiche, ossia cioccolata, tè e caffè, è però da far notare il fatto che gli inglesi, sulle prime, si innamorano di quest’ultimo, tanto da far aprire la prima coffe house nel 1650 a Oxford. Poi, sette anni dopo, Thomas Garraway apre una coffe house dove di può, per la prima volta, degustare anche il tè.

La vera consacrazione del tè arriva nel 1662 con Caterina di Braganza, figlia del re portoghese Giovanni IV, abituale consumatrice della bevanda, le cui foglioline provengono alle colonie dell’impero paterno. Ma è sul finire del XVII secolo che un certo Daniel Twining, imprenditore laniero deluso dai commerci del proprio settore, si rende conto che è assolutamente necessario trasferirsi. Così, nel 1700 porta con sé la famiglia a Londra. Tra i figli del commerciante risulta anche Thomas, che grazie al padre trovò lavoro presso un importante commerciante di tè, il signor D’Aeth.

A soli 31 anni si mette in proprio aprendo Tom’s Coffee House nel quartiere degli affari, dove già erano presenti 250 locali simili… ma lui offriva qualcosa di molto raro: il tè in tazza.

Thomas Twining aveva il dono della simpatia ed era in grado di intrattenere molto piacevolmente i propri clienti, motivo per il quale gli affari andarono a gonfie vele, tanto a gonfie vele che decide di trasferire l’attività in un locale molto più grande che chiama Golden Lyon.

A questo punto capisce che per attrarre la clientela femminile deve creare un ambiente confortevole ed elegante, con tovagliato di livello e con attenzione ai particolari, come alle posate. Intuizione che decreta la sua fortuna, tanto che nel 1734 Thomas Twining decide di integrare nell’attività il figlio Daniel (che porta il nome del nonno). Da questo figlio nacquero 3 figli, di cui il primogenito Richard prese in mano le redini della ormai ramificata ed estesa fortuna commerciale di famiglia, finanziando anche le tea clippers, velieri veloci il cui nome deriva dal verbo inglese “to clip” che significa andare velocemente.

C’è anche da dire, per onor di cronaca, che la famiglia Twining si è anche adoperata nel fare beneficenza. Un esempio su tutti è la fondazione dell’ospedale St. John di Londra, fondato da Elizabeth Twining, figlia di Richard II, fratello minore di Richard.

Il tè e l’America

Un gruppo di emissari olandesi acquista dagli indiani d’America un’isola rocciosa che diventerà l’attuale Manhattan, e nel 1626 costruiscono la stazione commerciale di New Amsterdam. Proprio qui iniziano ad attraccare i primi velieri  che portano dai Paesi Bassi merci e animali per i coloni, incluse le casse contenenti il tè.

Con una lenta diffusione, aiutata dall’arrivo di connazionali migranti dalla madrepatria, arriviamo al 1664, quando un gruppo di coloni inglesi prese possesso di New Amsterdam con la forza, chiamandola poi New York. Si impenna l’urbanizzazione e l’afflusso di inglesi è considerevole, tanto che il correlato consumo di tè lievita a vista d’occhio.

Siamo agli inizi del XVIII secolo e i porti di Boston e New York sono di riferimento per l’importazione di merci dall’Inghilterra. Vediamo prendere vita i primi tera party, eventi per un ceto elitario con tavole imbandite e servizi di porcellana e argento.

Il tè affascina però anche i ceti inferiori, e si crea così la figura dei Tea water man, ossia vetturini che al grido di “Water! Water!” percorrono la città guidando delle carrozze con cisterna dalle quali si attinge la migliore acqua per fare il tè, ovviamente a pagamento.

Purtroppo gli inglesi sono molto avidi, e tassano il tè sia all’ingresso dei porti inglesi sia all’arrivo nei porti delle Americhe. Da ciò ne deriva la felicità dell’amministrazione britannica, ma contemporaneamente irrita la clientela per l’esosità dei prezzi. Come naturale conseguenza ne vengono beneficiati grandemente i commerci clandestini che per beffa, erano organizzati dalla Compagnia delle Indie Orientali olandese.

Nel 1770 vengono abolite le tasse sulle merci inglesi, ma quella sul tè rimane in vita, incrementando così il dilagante malcontento popolare, popolo che si organizza in società segrete, come la Sons of Liberty, che si propongono di boicottare in ogni modo possibile, e alle volte anche violento, i prodotti inglesi. questa protesta sfocia, un paio di anni dopo nel Boston Tea Party…

Il Boston Tea Party: le colonie americane vincono contro l’Inghilterra

Ormai siamo al punto in cui le donne dichiarano che non berranno più tè per non ingrassare le casse britanniche… siamo al limite. La Gran Bretagna reagisce varando il Tea Act nel 1773, col quale lascia un’esigua tassa doganale sulla merce in questione e contemporaneamente tre velieri inglesi lasciano il porto di Londra con 250 tonnellate di tè, destinazione America. La prima imbarcazione, raggiunto il porto di Boston il 27 novembre, si trovò a lottare con rallentamenti appositamente creati per impedire lo sbarco, che avvenne ben 3 giorni dopo. La seconda nave, raggiunta a breve distanza dalla terza, si trovò in un’atmosfera esacerbata a causa di cartelli minatori e rimasero semplicemente ormeggiate in porto, senza operare alcuno sbarco di merce.

Il 16 dicembre interviene una svolta decisiva: al crepuscolo, i bostoniani assiepati sul molo, incuriositi dalla situazione, iniziarono a vedere casse di tè che venivano gettate in mare dai tre velieri inglesi. Poche ore dopo, tutto il carico di preziose foglioline galleggiava a filo dell’acqua.

Viene poi riferito al Colonnello Leslie che alcuni di quelli che aiutarono il boicottaggio erano mohicani, ma in realtà nessuno seppe mai i nomi dei veri sabotatori.

A cascata vennero organizzate altre rivolte simili anche nei porti di Charleston, New York, Philadelphia… la contromossa del Parlamento inglese, che è decisamente indignata, è di inviare la Marina da guerra e bloccare il porto di Boston, facendo arrestare alcuni notabili della città e imponendo loro il pagamento del tè distrutto.

Come immaginabile, non è una mossa intelligente, tanto che le colonie americane e si ribellarono, fino a giungere alla Dichiarazione d’Indipendenza, dalla quale inizia una guerra sanguinosa. Gli strascichi sul commercio di tè furono importanti, infatti, terminata al guerra nel 1783, nelle ex colonie inglesi non se ne consumò più, sostituendolo col caffè.

Sir Thomas Lipton e le strategie pubblicitarie

Corre l’anno 1848 quando la famiglia Lipton si trasferisce a Glasgow, dove due anni dopo nasce Thomas. Passa l’infanzia a giocare nei pressi del porto sulle rive del fiume Clyde. Abbandona presto gli studi per aiutare economicamente la famiglia, molto povera. Decide di andare in America a 15 anni, e per 4 anni fa tutti i lavori possibili, fino alla piantagione di canna da zucchero. Diventa caporeparto in un grande magazzino di Manhattan, e qui apprende metodi e importanza delle strategie pubblicitarie.

Nel 1871 torna a Glasgow con una cospicua somma accumulata nel periodo statunitense e apre una drogheria, dove però propone i propri prodotti in modo differente e innovativo, come aveva imparato oltre oceano. In questo modo, grazie al grande seguito di clientela, diventa proprietario di circa venti negozi, che nel 1890 diventano trecento…

Ma Lipton, ormai milionario, non si vuole fermare, e cerca nuovi traguardi da raggiungere. Proprio in questi anni Ceylon si sta risollevando dalla perdita delle piantagioni di caffè causata dall’infestazione parassitaria. Viene informato dell’impresa iniziata da James Taylor, quindi decide di acquistare molte piantagioni da convertire in tè.

La vendita delle foglioline nei suoi negozi venne ovviamente accostata a idee originali, che fanno parlare e che attirano grande clientela, come nello stile Lipton. La pubblicità viene però sempre affiancata dalla grande attenzione per la qualità del prodotto. Arriviamo agli inizi del XX secolo, quando nella nuova sede di Londra lavorano cinquecento tra impiegati e magazzinieri ma se contiamo anche i dipendenti delle piantagioni e degli altri negozi, arriviamo a contare quasi diecimila persone…

Il re Edoardo VII, nel 1902, nomina Tomas Lipton baronetto: da questo momento si fregia quindi del titolo di Sir. questo avviene per gli innegabili meriti in campo finanziario e le vittorie velistiche.

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