La storia del tè: affascinante e millenaria – parte I

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La storia della pianta del tè si vive tra mito, leggenda e tradizione e si dipana nell’arco dei millenni. Un’antichissima tradizione vuole infatti che nel 2737 a.C. l’imperatore Shen Nung scoprì il tè… era solito ristorarsi nelle pause dei viaggio con acqua di ruscello riscaldata in un recipiente, e un giorno un domestico disattento gli porse una tazza con dentro delle foglioline staccatesi da una pianta selvatica. Il vento le aveva fatte arrivare nella ciotola, e il calore dell’acqua ne aveva fatto un infuso. Il colore giallo paglierino aveva incuriosito l’imperatore  che decise di assaggiare: il profumo delicato e il gusto gradevolissimo gli fecero decidere che si sarebbe dissetato sempre con quella bevanda. Decise anche di iniziare la coltivazione del tè.

Nella realtà dei fatti la storia del tè, quella documentata quanto meno, fa trovare le sue tracce a partire dal 222-227 d.C., quando con le sue foglie si creava una sorta di pomata curativa per i dolori reumatici. L’abitudine di realizzarne l’infuso è invece risalente all’epoca delle Sei Dinastie, ossia al 386-589 d.C.,  e poi nel 618-907 d.C. divenne anche oggetto di commercio.

Con il commercio, che era fiorente, venne attirata l’attenzione dell’amministrazione imperiale che pretese  un tributo annuale, costituito da quintali di foglie compresse in tavolette. Alla fine venne poi introdotto il monopolio, che obbligò i proprietari delle piantagioni a trasportare nei magazzini imperiali tutto il raccolto, ricevendo in cambio delle obbligazioni per acquistare le merci.

I giapponesi scoprono il tè

I Giapponesi, attorno al IX secolo d.C., appresero l’abitudine dei vicini cinesi di sorbire l’infuso di tè grazie a due monaci che vennero ospitati dai confratelli insegnando loro come creare la nuova bevanda. Pare però che l’accoglienza del tè da parte dei giapponesi fu dapprima tiepida, rimanendo confinata a pochi monasteri. Dobbiamo infatti attendere il 1192 d.C. per vedere la sollecitazione dell’Imperatore giapponese Kamakura per la coltivazione intensiva.

L’apprezzamento dei giapponesi verso il tè ebbe un’evoluzione lenta, è vero, ma fu profonda, tanto profonda da far sviluppare anche l’artigianato della porcellana ad esso correlato, che nacque con l’avvento del famoso cerimoniale alla fine del XVI secolo, attribuito al sacerdote Muso Kokushi. Pare che questi ricevette in dono un mobiletto cinese a scomparti adibito al contenimento degli strumenti per la preparazione del tè, e nel tempo provvide a formalizzare la serie progressiva di movimenti per disporre questi accessori, denominata Cha-no-yu. Il celebre maestro Sen Rikyu le codificò formalmente nel 1564, e da quel momento i maestri del tè assunsero posizioni di grande prestigio, aprendo anche scuole dove venivano impartite lezioni sul rigido cerimoniale. Divenne presto il rituale della ricerca della calma interiore e i guerrieri samurai furono assidui frequentatori del rito, al quale vennero anche ammesse le donne, poiché con la loro grazia potevano allietare quelle che alle volte, erano le ultime ore di vita dei combattenti.

I semi approdano in India

Tra il 1800 e il 1900 l’abitudine di consumare tè si diffuse a livello mondiale e nel 1834 i semi delle pianticelle giunsero in India e nel 1870 nell’Isola di Ceylon. Quest’ultima entrò nell’orbita degli interessi economici della Compagnia delle Indie Orientali inglese. Già famosa per le spezie, Ceylon divenne tra il 1820 e il 1830 un’immensa piantagione di caffè, ma nel 1866 queste vennero completamente distrutte da un parassita denominato “ruggine del caffè”. Fu allora che lo scozzese James Taylor decise di ospitare sui suoi terreni, ormai improduttivi, culture alternative, e “indebitandosi fino all’ultimo calzino” (come da lui stesso riportato nel diario che scrisse), fece dissodare i terreni che ospitavano le piantagioni di caffè e fece seminare i tè Assa, e Darjeeling. Nel 1872 inaugurò la sua manifattura  e nel 1873 potè presentare all’asta di Londra alcune partite del suo eccellente prodotto, che vennero particolarmente apprezzate.

In quegli stessi anni, anche il commerciante londinese Thomas Lipton seguì i passi di Taylor, gettando così le basi di un futuro e solido impero. Sir Arthur Conan Doyle (ideatore di Sharlock Holmes) affermò che “le piantagioni cingalesi di tè sono un monumento al coraggio paragonabile soltanto a quello degli eroi di Waterloo”.

Il tè approda in Europa

Solo nel 1610 il tè approdò in Europa grazie all’importazione da parte dei mercanti della Compagnia delle Indie Orientali olandese… ma questa è un’altra storia… vi do appuntamento alla prossima settimana.

 

Servizio in collaborazione con www.storiediteecaffe.com

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