La Tuscia Laziale

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Lazio (VT) – KM 54 – Lubriano – Civita di Bagnoregio – Bomarzo

Un viaggio suggestivo alla scoperta del borgo che muore, Civita di Bagnoregio, e del Parco dei Mostri di Bomarzo, passando per paesi antichi e la campagna laziale.

 

 

 

 

 

In questo viaggio è racchiusa una parte di luoghi che da molto meditavo di visitare. È dunque un itinerario nato dal desiderio di togliermi lo sfizio di vedere coi miei occhi posti che in effetti si sono rivelati più unici che rari. La tappa di partenza è Lubriano (VT), un paesino che dista pochi chilometri dalla nostra vera meta, e che scegliamo per pranzare… ignari delle meraviglie che ci attendono!

Normalmente nel servizio di viaggio non menziono il ristorante, ma in questo caso devo fare per forza un’eccezione… Il Frantoio, è infatti un ristorante ricavato all’interno di un antico frantoio incavato nelle mura del paese, è un ambiente unico e particolare. Appena si entra, ci si trova in un altro mondo… l’antico frantoio, costruito all’interno delle mura di cinta del paese è stato mantenuto integro in tutto e per tutto. Sono presenti le carrucole con le quali venivano movimentate le olive, c’è un frantoio in pietra enorme, la cantina dove venivano conservate le bottiglie per l’assaggio… è come fare un tuffo nel passato, di botto, all’improvviso… Difronte all’entrata ci sono dei gradini che scendono, quasi minacciosi, nel cuore della roccia e sotto ai nostri piedi intravediamo una cascatella di acqua limpida, convogliata in una sorta di pozzo a vista. È presente anche un pozzo di acqua incastonato nelle rocce di tufo. Le cantine che oggi custodiscono bottiglie di ottimo vino e uno dei lunghi corridoi che corrono sotto al ristorante, come tunnel segreti.

Dopo questa escursione tanto inaspettata quanto sorprendente, ci dedichiamo al nostro pranzo e terminata la delizia del palato ci dirigiamo in quel luogo incantato che è Civita di Bagnoregio (VT), per deliziare anche gli occhi.

Considerata la “città che muore” è uno dei luoghi più suggestivi e senza tempo che abbiamo avuto la fortuna di visitare. L’appellativo viene dal fatto è stata interamente costruita su un’altura in tufo. Questo tipo di roccia, tipica di tutto il Lazio ha un notevole problema: tende a sgretolarsi col tempo… quindi Civita sta lentamente distruggendosi. Infatti tutto questo territorio è soggetto a frane e forti erosioni, causate dai torrenti presenti e dagli agenti atmosferici.

All’ingresso del ponte a passaggio unicamente pedonale (costruito nel 1965) che conduce all’entrata di Civita bisogna fare il biglietto di ingresso (vedi info n. 1 e 2 delle note) e se volete potete fare una sosta caffè o pranzare nei ristoranti e bar presenti. La camminata attraversa la vallata che incastona l’altura sulla quale sorge la città, e devo dire che anche se leggermente faticosa da fare vestiti da moto, è comunque molto panoramica e gradevole.

Dopo una decina di minuti si arriva finalmente al tanto agognato ingresso: Porta Santa Maria (detta anche della Cava) che oggi risulta essere l’unico ingresso, mentre un tempo ve n’erano altre 4.

Da qui si accede al centro storico di questo singolare paesino, oggi abitato da appena 12 persone, che 2500 anni fa venne fondato dagli Etruschi sulla via di congiunzione fra il Tevere e il Lago di Bolsena.

Gli Etruschi la fecero divenire una fiorente cittadina, soprattutto in virtù della felice posizione commerciale. Nel 265 a.C. arrivarono i Romani, un popolo che custodiva e sviluppava grandi conoscenze tecniche e ingegneristiche: creano grandi opere di canalizzazione delle acque piovane e di contenimento dei torrenti, per altro iniziate dagli Etruschi. Purtroppo nei secoli a venire queste opere furono molto trascurate, lasciando Civita a un periodo di erosione e disgregazione traumatico. Nonostante ciò, oggi possiamo godere di un paese ben mantenuto…

Questa prima giornata di viaggio non ci ha però ancora consegnato tutte le meraviglie previste, manca ancora il giardino sacro di Bomarzo (VT), chiamato anche il giardino dei mostri. Qui arriviamo dopo non molti chilometri che attraversano la Tuscia laziale, attraverso campi pieni di noccioleti.

Siamo accanto alla valle del Tevere e il paese di Bomarzo si erge su uno sperone di roccia di peperino, una pietra tipica della zona di origine vulcanica.

L’insediamento urbanistico risale alla seconda metà del VI sec. a.C. quando era noto come Polimartyum e gli Orsini furono signori di Bomarzo dalla metà del XIII sec. Ai piedi del paese si dipana un bosco cinquecentesco, sicuramente il più incredibile che possiate visitare…

Il Parco dei Mostri di Bomarzo venne realizzato fra il 1542 e il 1584 sotto la signoria di PierFrancesco Orsini e dietro progettazione di Vicino Orsini che dedicò l’opera a sua moglie, Giulia Farnese. Pare però che il fantasma dell’ideatore  abiti ancora questi luoghi, vagando per le sculture spettacolari da lui stesso ideate.

Lo scrittore Bruno Zevi, parla di questo giardino in modo indiscutibilmente realistico: “A Bomarzo la finzione scenica è travolgente; l’osservatore non può contemplare perché vi è immerso, in un ingranaggio di sensazioni (…), capace di confondere le idee, di sopraffare emotivamente, di coinvolgere in un mondo onirico, assurdo, ludico e edonistico (…)”. Quando si entra in questo giardino si ha la netta sensazione di entrare in un luogo fantastico, surreale, magico. La prima cosa che colpisce, sono i messaggi incisi sulle sculture… quella a lato recita (versione tradotta) “tu che entri qua, poni attenzione ovunque e dimmi se tante meraviglie sono opere d’arte o di follia”.

E bisogna dire che non è esattamente semplice rispondere a tale quesito, poiché molte sculture sono talmente folli da non poterle credere frutto di solo artista… ma d’altro canto sono così belle che sembrano opere d’arte.

Dopo la morte dell’ultimo principe Orsini, nel 1585, il Parco cade in uno stato di profondo decadimento e abbondono, fino a quando, nella seconda metà del Novecento, una coppia, Giancarlo e Tina Severi Bettini, lo riscoprono e lo riportano all’antico splendore, per mezzo di una totale ristrutturazione. Le salme dei salvatori del Parco riposano nel Tempietto, probabilmente assieme alle spoglie mortali di Giulia Farnese (moglie del progettista).

La passeggiata si sviluppa in un reticolo di sentieri, e non attende molto a stupirci… Qui mi sto “riposando” su una regale panchina. Devo anche dire che la panchina in pietra sulla quale mi sono sdraiata era comoda… per quanto mio marito mi abbia fatto notare che sono vestita in modo da stare comoda anche sdraiata sull’asfalto…

Proseguendo nella passeggiata, a seconda delle sculture che si incontrano si provano sensazioni diverse… con la casa pendente ad esempio sembra di essere in un film dell’orrore con sfumature fantastiche, di quelli stile Tim Barton, poi si passa all’Orco (foto sotto a destra), simbolo del parco, e quando si entra nella sua grande bocca insorge una forte sensazione di disagio… pare quasi un luogo adibito un tempo a riti satanici, col grande tavolo centrale in piperino e le panche tutt’attorno, brrrr….

A tratti mi sento come Alice nel Paese delle Meraviglie, non sarei meravigliata se vedessi spuntare da un cespuglio un coniglio bianco che corre con un orologio in mano. Incredibile cosa riescano a fare l’ingegno e l’arte umana con pochi pezzi di pietra! Pietra che per amor di precisione è tutta peperino, poiché non solo tipica del luogo, ma anche molto malleabile sotto le esperte mani degli scultori. La nostra visita sta per concludersi, pochi passi ci separano dall’uscita, e un poco di amarezza rimane, perché si vorrebbe rimanere…

Ci attende però un viaggio non breve per arrivare al nostro alloggio per la sera…  Nel tragitto che ci separa dall’ultima tappa, per la sosta, rimaniamo ammaliati dalle distese infinite di noccioleti. Assolutamente incredibili!

Info strade

Sono molto spesso dissestate e con grandi buche, fate quindi molta attenzione soprattutto in caso di pioggia, quando riempiendosi non rendono la reale profondità. Per il resto il percorso è molto bello, gradevole alla guida, salvo ovviamente il tratto del Raccordo Anulare.

Dove dormire

Agriturismo Fontelupo – Via della Selciatella, 8 –  Bracciano (RM): costituito da appartamenti indipendenti, di nuovissima fattura, pulitissimi e arredati con gusto. E’ disponibile il servizio Wi-Fi. La proprietaria è gentilissima e ogni appartamento all’esterno ha sedie e barbecue e dotato di cucina. La colazione non è prevista. L’unica nota non a favore dell’agriturismo è la difficoltà per rintracciare l’accesso, che per altro non è molto adatto alle moto, e ancora peggio è l’accesso agli appartamenti… molto bello il contesto perché in un prato verdissimo, ma come dice mio marito: la moto sull’erba non è igienica!!

Dove mangiare

Il Frantoio – via della Fontana s.n.c. – Lubriano – tel. 0761.780401: è  un ristorante-pizzeria sorprendente.  Come antipasto consiglio caldamente il fritto misto, che comprende anche della pasta cresciuta (fritta ovviamente) e il misto di bruschettine. Neanche a dirlo la pasta è fatta in casa, e io scelgo i lombrichelli, un formato di pasta all’uovo tipico del luogo, il sugo è d’obbligo: amatriciana. Se vi rimane spazio ci sono anche i dolci fatti in casa da gustare.

Informazioni utili

Civita di Bagnoregio– ingresso alla città che muore € 1,50 a persona

Museo Archeologico e delle Frane – Civita di Bagnoregio

Giardino sacro dei Mostri – Bomarzo – ingresso € 10,00 (gratuito sotto gli 11 anni).

Prodotti tipici

  •  Nocciole della Tuscia
  • Olio extravergine di oliva Dop Canino, Sabina e Tuscia

 

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