Mille curve nell’inaspettata Garfagnana

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Emilia Romagna (BO) Toscana (LU/PT) Km 206 – Sant’Anna Pelago – Ghivizzano – Isola Santa – Borgo a Mozzano (Ponte del Diavolo) – San Marcello Pistoiese – Collodi

La Garfagnana è un luogo magico, con strade che fanno divertire i motociclisti per le curve e i paesaggi selvaggi e con luoghi che paiono dimenticati dal tempo, come Isola Santa e il Ponte del Diavolo o altri che vengono dalle favole, come il Parco di Pinocchio.

Un viaggio che non è certamente breve, ma che vale assolutamente di essere fatto per tutte le meraviglie che riserva… e per voi parte da Sant’Anna Pelago (MO), una piccola località di montagna della Valle del Pelago. Ci troviamo in pieno Appennino Tosco-Emiliano a 1170 metri s.l.m.

Da qui si procede verso Isola Santa passando per una strada molto divertente da fare in moto, dove si ha una bellissima vista panoramica una volta giunti a San Pellegrino in Alpe (MO), che è proprio sulla strada SP71 che ci conduce al nostro obiettivo. Bisognerà però cambiare strada all’altezza di Castelnuovo di Garfagnana, prendendo la SP13, che dopo pochi chilometri nel verde, accarezzando il lato della montagna, ci fa arrivare a Isola Santa (LU), un antico borgo rimasto abbandonato per lungo tempo che recentemente ha visto l’inizio di una ristrutturazione ancora non ultimata.

Nel cuore del borgo troviamo la Chiesa di San Jacopo, già presente nell’anno 1260, ha attraversato i secoli fino a quando nell’ 800 sono stati messi in opera dei lavori di modifica che hanno conferito l’aspetto attuale. Attualmente la chiesa è sconsacrata, e infatti manca il crocifisso sulla punta della facciata.

La chiesa e l’annesso borgo di Isola Santa sorgono oggi sulle rive del bacino creato artificialmente, e attualmente adibito ad albergo diffuso, dove gli avventori vengono accolti e fatti dimorare nelle case presenti adibite a struttura ricettiva.

Ritornando sui nostri passi per qualche chilometro, riprendiamo la strada principale per raggiungere Ghivizzano (LU), è un borgo medievale che da fuori può anche apparire insulso, ma una volta visitato direte: per fortuna che sono sceso dalla moto. In realtà è raccolto e suggestivo. Vi accediamo dalla porta principale, denominata(con poca fantasia direi) “la Porta”.

Sulla destra si snoda via Sossala, che corre lungo la parte del borgo che da sulla valle del Serchia. Dotata di feritoie dalle quali si poteva controllare il territorio, è molto suggestiva.

Nel periodo in cui il castello aveva funzione di fortezza le feritoie venivano utilizzate dai balestrieri per gli appostamenti di guardia. L’origine abitativa del borgo risale al 239 a.C. con l’occupazione dei Liguri-Apuani. L’insediamento abitativo viaggia nei secoli seguenti, attraverso passaggi di proprietà di varia natura, fino a giungere al 1316, quando Castruccio Castracani, da poco al potere a Lucca, resistette ad un assedio di 2 mesi da parte dei Guelfi del Frignano riuscendo ad espugnare il castello di Coreglia. In seguito costruì la Torre e in seguito il castello con le cinta di mura su ogni lato.

La Torre, alta 25 metri, è visitabile, e dopo una piccola scarpinata lunga alcune rampe di scale, magari da intercalare con alcune pause per godersi i punti di informazione che raccontano delle abitudini del luogo e della torre, si arriva in cima. Da qui una bellissima vista a 360° sulla Valle del Serchia.

Proseguendo sulle strade della bellissima Garfagnana, accarezzate da una fitta e rigogliosa vegetazione, arriviamo al Ponte del diavolo (detto anche Ponte della Maddalena), che sorge all’entrata del paesino di Borgo a Mozzano (LU).

Ci si avvicina dopo alcune curve che costeggiano come un serpente il percorso creato dalle acque del fiume Serchio, ma naturalmente il nome dato ha origine da una leggenda tramandata da centinaia di anni, poiché la creazione di quest’opera risale al XIV sec. Si narra che il capo muratore incaricato della realizzazione del ponte fosse molto preoccupato per i gravi ritardi che si erano andati accumulando nel tempo, e che si pensava ne avrebbero impedito il completamento. Decise quindi di rivolgersi al Diavolo, il quale consentì il completamento in una sola notte, ma… in cambio pretese l’anima della prima persona che avesse attraversato il ponte. Ovviamente il patto venne siglato, ma il capo muratore andò dal Parroco per confessarsi in vista dell’avvicinarsi dell’adempimento del tributo. Il prete, prontamente, escogitò uno stratagemma per ingannare il Diavolo: fecero infatti passare per primo un cane. Il Diavolo infuriato prese il cane e si gettò nel fiume senza mai più farsi vedere.

Si narra inoltre, che in alcune sere di ottobre, si veda passeggiare sul ponte un pastore maremmano bianco… ossia il cane che per primo lo attraversò, e si ritiene che rappresenti il Diavolo che ancora cerca l’anima del capocantiere.

Le sorprese della giornata non sono ancora finite, dobbiamo infatti arrivare a San Marcello Pistoiese (PT), un piccolo paesino di montagna che conserva, appena fuori dal centro abitato, il vero motivo della visita: il Ponte Sospeso

È una passerella pedonale creata per collegare i due versanti del fiume Lima. L’idea della creazione di questo ponte è figlia del conte Vincenzo Douglas Scotti, che pensò così di facilitare l’accesso dei dipendenti della sua società siderurgica, che avrebbero dovuto altrimenti percorrere 6 km per arrivare sul posto di lavoro. I lavori iniziarono nel 1920 e terminarono nel 1923. Dal 1990 al 2006 fu Guinness dei primati per essere il ponte pedonale sospeso più lungo al mondo, fino a quando il posto venne soffiato da un ponte giapponese.

Rimane poi da percorrere l’ultimo pezzo di strada che comporta circa un’oretta di strada e che ci porta a Collodi, patria di Carlo Collodi, padre di letteratura di Pinocchio. Infatti, proprio qui, è stato creato un parco tematico basato sulla letteratura e l’arte, grazie alla Fondazione Nazionale Carlo Collodi.

In realtà, percorrendo i sentieri che attraversano il giardino, costellato di luoghi veramente magici, ricreati sulla favola, si ha la sensazione di essere in un altro mondo… … ad ogni angolo ci si aspetta che escano da dietro un cespuglio il Gatto e la Volpe… e dobbiamo ben guardarci dal non essere ingurgitati dalla Balena…

… e camminiamo guardinghi, nel caso Mangiafuoco voglia portarci via… ma di certo, questo parco fa sognare grandi e piccoli…

Info strade

La strada che porta a Isola Santa è molto, molto bella, ma stretta e con molte curve, quindi bisogna usare attenzione.

Da Castelnuovo Garfagnana a Lago Santo la strada è mediamente in buone condizioni, la parte che passa da Chiozza fino a oltre San Pellegrino in Alpe è stretta e a curve. La parte finale, dopo il bivio (che prenderete a destra) per Sant’Anna Pelago ha un manto stradale brutto: non per buche ma perché liscio e con un grip limitato.

Dove mangiare

La Taverna dei Miracoli – Via Lucchese 74  Collodi (PT)  – tel. 0572 428631: prevalentemente cucina tipica laziale, ma eseguita a regola d’arte. I fritti sono leggeri e non unti, tutto saporito, e ovviamente i primi ottimi. Non abbiamo provato le pizze, ma a vederle sugli altri tavoli erano decisamente invitanti. Buono anche il vino della casa.

Ristorante I Folletti – Via Val di Lima – Bagni di Lucca (LU) – tel. 0583 86674: è  un posto alla mano, all’entrata del paese, con possibilità di mangiare fuori. La cucina è casalinga, con prodotti di stagione e il prezzo pressoché irrisorio: 10 euro per primo, secondo e contorno. I dolci costano poco e sono buonissimi. Super consigliato.

Ristorante la casa del pescatore – Via della Torre, 1 – Isola Santa (LU): oltre a poter pranzare, potrete acquistare prodotti tipici come miele, confetture, farro della Garfagnana…

 

Informazioni utili

Parco di Pinocchio

 

Prodotti tipici

  • Cavolo nero
  • Confetti di Pistoia
  • Fagiolo di Sorana
  • Olio extravergine di oliva Chianti classico, Lucca e Terre di Siena
  • Pane toscano
  • Pappardelle
  • Prosciutto toscano
  • Schiacciatella salata (tipo di focaccia)
  • Brigidini (cialde dolci)
  • Buccellato di Lucca (dolce tipico)
  • Farina di neccio della Garfagnana D.O.P. (farina di castagne tipo Carpinese, Mazzangala, Rossola o Verdola)
  • Farro della Garfagnana

 

Ricette collegate

 

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