La strada della lavanda provenzale

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Francia  131 km:  Vinon-sur-Verdon → Valensole → Manosque → Le Colorado Provençal → Gordes → Abbazia di Senanque → Gordes 

Questo è il percorso della poesia, del profumo, della bellezza delicata della natura. Un viaggio su strade che fanno rimanere senza parole per diversità e colori con una sosta nell’inaspettato Colorado provenzale. 

Avete presente quando aspettate tanto un viaggio, quando avete aspettative e trepidazione per viverlo? Quando vi trovate lì, dove avete immaginato di essere per mesi ed è tutto diverso ma molto più bello di quel che credevate, e tornati a casa vorreste ripartire. Ecco, questo è il mio stato d’animo per tutta la settimana passata in Provenza. Oggi vi racconto il percorso più romantico di quelli fatti, quello “classico” oserei dire, quello del mare di lavanda, al quale ho però aggiunto una tappa veramente inaspettata che scoprirete leggendo.

Cominciamo però dall’inizio: noi siamo partiti in realtà da Aubagne, vicino Marsiglia, ma il bello del percorso inizia all’altezza di Vinon-sur-Verdon. Da qui infatti procediamo su una strada che si dirama tra campi di grano dorato in modo scorrevole, che fa anche divertire alla guida.

Dalla strada principale a un certo punto dobbiamo svoltare a destra, ancora pochissima strada e iniziamo a intravedere le prime macchie di un viola intenso, che sembrano quasi colorate con un pennarello. I campi di lavanda sono alternati a quelli di girasoli, e il contrasto lascia veramente affascinati.

Ci troviamo nel dipartimento delle Alpi dell’Alta Provenza, accanto alle famose Gole del Verdon (di cui vi racconterò prossimamente) a pochi passi da un piccolo e caratteristico borgo chiamato Valensole, valle del sole.

Su questo luogo aleggia una leggenda poco conosciuta. Pare in fatti che in un tempo non definito, una fata di nome Lavandula, nata nelle montagne di Lure, cercasse un luogo dove vivere. La creatura dalla bionda chioma si mise a sfogliare un libro e rimase molto rattristata quando vi vide ritratto un paesaggio che ritraeva le spoglie e aride terre della Provenza. Si commosse a quella vista e le lacrime che versò, tinsero l’immagine del libro di un azzurro cielo, il colore dei suoi occhi. Per porre rimedio al danno creato, fata Lavandula prese un pezzo di cielo azzurro e lo stese come un velo sulla Provenza. E’ da questo momento che la lavanda cresce in questi terreni rigogliosa e colorata.

I colori di contrasto ci hanno lasciati sbalorditi. L’ocra della terra contrasta in modo incredibile con il viola intenso delle lavande, poi nell’aria c’è un profumo che invoglia a respirare profondamente e a godersi un momento veramente irripetibile. Poi il ronzio di migliaia di api… è un angolo magico.

Nel borgo di Valensole, durante il periodo di fioritura (vedi info a fine racconto) ci siamo fermati per pranzare, e mentre aspettavamo, è stato un via vai di signore con mazzi di profumata lavanda e ragazze vestite di viola. Dopo pranzo abbiamo finalmente gustato il mitico gelato alla lavanda (ricetta qui), che amici piemontesi (Giacomo e Laura) ci avevano decantato sin dall’anno scorso quando hanno saputo che saremmo andati qui. Devo dire che è veramente delizioso.

Ripresa la moto ci dirigiamo verso il borgo di Manosque, dal cui piccolo centro storico si può godere di una bella vista panoramica. Ma ci attende un posto molto più particolare, che merita una visita più approfondita… Da Manosque andiamo in direzione Céreste sulla D907. Ad ogni angolo ci aspettano panorami veramente incantevoli, colori sgargianti e macchie sparse di lavanda ovunque, che si danno il cambio con i vigneti.

Oltrepassata Céreste andiamo decisi verso il nostro obiettivo, ossia Rustrel, piccolissimo borgo provenzale divenuto famoso per un contesto naturale veramente particolare. Quando siamo a pochi metri dal paesino notiamo del rosso che spicca tra il verde smeraldo della vegetazione… siamo vicini. Seguiamo le indicazioni per il Colorado Provenzale e arriviamo alla biglietteria.

Sembra di essere arrivati improvvisamente e inaspettatamente nel Gran Canyon, terra rossa, polvere e un percorso che ci fa scoprire qualcosa di davvero incredibile…  Si parte nel bosco, attraversando poco dopo una radura e costeggiando quello che doveva essere un condotto per l’acqua ai tempi dell’estrazione dell’ocra.

Ma fin qui tutto bello ma nulla di particolare. Dopo pochi metri però si apre alla vista una distesa di terra rossa

La parte meno romantica è quella che racconta, tramite lo scritto informativo sul sito ufficiale da parte del geologo David Challier, la formazione di questa bellezza arida. Dobbiamo andare molto indietro nel tempo, a circa 230 milioni di anni fa, quando la Provenza era completamente sommersa dai mari. In questo periodo si accumularono dei sedimenti calcarei bianchi sul fondale. Poi, 110 milioni di anni fa fu la volta dei sedimenti argillosi verdi che coprirono i precedenti. 10 milioni di anni dopo il mare si ritirò e le piogge tropicali alterarono lo strato sabbioso. E’ a questo punto che l’ossido di ferro contenuto nei sedimenti si concentrò creando la cristallizzazione dei minerali argillosi con gli ossidi di ferro gialli e rossi.

Poi, in tempi molto più recenti, sono arrivati gli uomini, che hanno sfruttato questo giacimento di ocra per oltre due secoli, fino al 1929, quando la crisi causata dalla comparsa dei coloranti chimici sul mercato fece iniziare un lento e inesorabile declino dell’estrazione.

Oggi ne rimane un sito protetto di grande valenza naturalistica e conseguentemente attrattiva per il turismo.

Il lato più romantico di questa avventura vi farà vivere, come è successo a noi, un angolo di Provenza che va conosciuto ed esplorato. E’ un mondo a parte, completamente diverso da quello che ci si aspetterebbe vedendo le distese di lavanda, ma che all’osservatore più attento può richiamare alla memoria i rossi terreni sui quali vengono coltivate le profumate pianticelle.

  

Ci sono due percorsi, uno da circa un’ora e l’altro da 3 ore e mezza. Noi abbiamo scelto il più corto sia per il caldo allucinante sia perchè avevamo molto altro da vedere e non avremmo fatto in tempo. ma se voi vi organizzate, dedicate più tempo, perchè il percorso è agevole e sicuramente merita.

Dopo esserci un poco rinfrescati, perchè vi avviso, il periodo migliore per vedere le lavande coincide purtroppo con un caldo che vestiti da moto è un attimo faticoso da sopportare, riprendiamo la moto e ci incamminiamo, per così dire, alla volta della ciliegina sulla torta.

Infatti, l’ultima cosa che assolutamente volevamo fare in questa vacanza è vedere la famosa Abbazia di Senanque. Per farlo passiamo velocemente per il borgo medievale di Gordes, che visiteremo fra poco e scopriamo un altro angolo magico. Francamente credevo fosse un contesto completamente diverso, perchè spesso dalle foto sul web l’immaginazione si fa un’idea, poi nella realtà è altro.

Passato il centro di Gordes seguiamo le indicazioni e iniziamo a percorrere una strada che ci fa fare un salto di paesaggio… abbiamo la netta sensazione di essere in Puglia. Muretti a secco, vegetazione completamente diversa da quella che abbiamo visto fino ad ora. Poi scorgiamo sotto di noi una macchia viola, siamo vicini.

E poi eccola finalmente. L’Abbaye Notre Dame de Senanque, abbazia cistercense il cui nome ha probabilmente origini celtiche e vorrebbe significare “gola paludosa”.

Ce l’aspettavamo diversa perchè purtroppo sia il campo di lavanda sia l’abbazia sono impedite alla visita e recintate, quindi bisogna “rubare” le immagini da dietro muretti e reti, ma rimane comunque un ambiente che possiede un nonsoché di magico, di storico, di inusuale.

Fa parte, assieme alle altre due abbazie di Silvicane e Le Thoronet delle cosiddette “Tre Sorelle Provenzali”. Edificata in stile romanico è solo parzialmente visitabile e con guida a orari fissi e prenotabili.

Merita anche la visita al negozio monastico, che nella pratica è una immensa distesa espositiva di delizie prodotte dai frati e non solo. Dall’abbazia proseguiamo in un percorso a cerchio (perchè la strada fatta prima è a senso unico, quindi il rientro a Gordes è obbligato, e sempre più ci dà la sensazione che sia stato rubato un pezzetto di Puglia e trapiantato qui.

Ritorniamo così a Gordes, che è definito come il balcone sulla Provenza, perchè da qui si gode di una bellissima vista a perdita d’occhio.

Siamo in un sito collinare nel bordo meridionale del Plateau della Vaucluse. Qui regna sovrana la pietra, in varie tonalità, con la quale sono stati costruiti gli edifici e che conferisce un’ambientazione particolare e così bella da essere considerato uno dei più bei borghi di Francia.

Svetta sull’abitato, quasi a volerlo proteggere, il Castello che venne costruito tra il XI e il XVI secolo. E’ anche da annoverare il fatto che proprio qui venne registrato il film “Un’ottima annata” di Ridley Scott e proprio grazie a questo, il turismo è poi aumentato in modo esponenziale. Se potete, fermatevi qui a cena, soprattutto se siete in coppia, perchè l’ambiente al calare della sera è veramente molto romantico.

Buona strada

 

Informazioni utili

  • Il periodo in cui potrete vedere le lavande al massimo della loro fioritura è quello delle prime due settimane di luglio.
  • Indispensabili le carte di credito e/o i bancomat: in tutta questa zona, ma in Francia in generale, è assolutamente necessario avere un bancomat valido per l’estero o una carta di credito, perchè quasi tutti i distributori funzionano senza contanti. Le carte sono molto apprezzate e molto utilizzate in generale, anche nei ristoranti, nei negozi…
  • Obblighi per i motociclisti: per evitare sgradevoli multe, leggete questo articolo sulle informazioni per viaggiare in Francia.
  • Benzina: in generale leggermente meno cara della nostra, siamo sui 0,10 cent al litro in meno, ma i distributori sono presenti nei centri abitati più grandicelli, per così dire. Quindi, quando ne trovate uno non fate i timidi.
  • Occhio alle api: soprattutto nel tratto prima di Valensole prestate attenzione, perchè le api sono in volo a migliaia. Procedete a passo d’uomo, sia per proteggere loro, sia per proteggere voi stessi, e se siete allergici mi raccomando di non mettervi nemmeno in viaggio senza il kit.
  • Colorado Provenzale: prezzi, orari e info qui. Potrete lasciare eventuali giacche da moto e caschi alla biglietteria, sono molto carini e illustrano il da farsi in 4 lingue.
  • Abbazia di Senanque: per orari e prenotazioni di visita

Dove mangiare

Fermatevi dove volete, purtroppo è molto molto complesso trovare ristoranti di livello. Sono al 90% dedicati al turismo e molto, troppo spesso, propongono piatti della nostra tradizione. Ecco, il consiglio che posso darvi è di ordinare tutt’altro. Troverete sempre piatti unici, eseguiti bene, comprensivi di secondo e contorno. Dai primi mi sono tenuta ben alla larga onestamente, ma nulla vieta di provare. In merito alle pizzerie, lascerei stare, alcuni le fanno addirittura con un formaggio sostitutivo (secondo loro) della mozzarella… non è cibo per chi è abituato a mangiare bene in Italia.

MA se state via per alcuni giorni e volete ritrovare il vero sapore dei nostri piatti, eseguiti magistralmente, consiglio caldamente La Bastide de Pierre a Gordes, la migliore pizza della mia vita. I prezzi sono però alti rispetto ai nostri, ma in linea con quelli francesi.

Il caffè: in questo caso, come immaginerete, siamo allo sbando. Il petit cafè è in realtà un sunto malriuscito di circa 3 caffè nostrani, qualcosa di più simile al caffè americano per quantità, non certamente petit… non aspettatevi nulla di buono, ma la disperazione vi farà tentare la sorte, come è capitato a noi. Sono esperienza anche queste.

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